Abitanti: circa 2.000. Altitudine: m.550 s.l.m. Estensione territoriale: 5.018 ha. Superficie ricadente in area del Parco delle Madonie: 4.430 ha. Distanza dal capoluogo: Km 85
 
“… dopo Collesano ci si addentra in una gola di montagna, tra le alte pareti delle Madonie e si sale finché, a sua volta, compare lontano il villaggio di Isnello. Un gregge di pecore ingombra la strada, con i pastori e i cani. Una vecchia passa reggendo una fascina …”. Guardando di la il paese, tornavano ai miei occhi le immagini familiari di un paesetto lucano. Isnello gli assomiglia: per quanto sia più grande, meno povero, più pulito. È un paese di pastori, di contadini, piccolissimi proprietari di una terra divisa in frazioni microscopiche, di artigiani la cui arte è ormai costretta alla decadenza, ma che ricordano i tempi d’oro in cui si facevano splendidi pizzi, si fondevano campane, si conciavano le pelli e si soffiava il vetro. Ancora oggi le tre parti in cui è diviso il paese, si chiamano Vetreria, Fonderia e Conceria. Questo villaggio non ha avuto finora altra storia che preistorica. Il tempo vi è passato senza altri avvenimenti che il mutare dei signori feudali, Saraceni, Aragonesi, Borboni, Principi di Santa Colomba e Conti di Isnello; ma esso è antichissimo e perciò pieno di profonda nobiltà. E i preti umanisti del secolo scorso che vi hanno abitato, Don Carmelo Virga o don Cristoforo Grisanti, hanno scritto dei dotti volumi sulla storia di questo paese senza storia, discutendo sulle sue origini pelagiche o sicane e sulla etimologia siriana o orientale del suo nome, sul passaggio di qualche principe, sulle immobili usanze. (da “Le parole sono pietre” di Carlo Levi ed. Einaudi, TO 1955).
Tra le alte Madonie e la costa Cefaludese, Isnello occupa una posizione particolarmente privilegiata. Adagiato in una valle e dominato dall’antico Castello bizantino, da qui e facile raggiungere il mare di Cefalù e i rigogliosi boschi di Montaspro e di Piano Zucchi, oggi Parco delle Madonne e del quale Isnello costituisce gran parte.
Al suo limitare, Piano Battaglia: meta preferita degli appassionati della neve e della montagna. L’aria salubre, le fresche acque, lo squisito senso di ospitalità ne fanno un luogo di villeggiatura ideale.
La storia
La storia di insediamenti dell’Eneolitico è documentata dal ritrovamento di numerosi reperti nelle grotte del territorio. I ruderi dell’eremo di san Leonardo e del Castello che sovrasta l’abitato testimoniano la presenza bizantina già nellVIII secolo.
Con la presenza araba Isnello, Menzil al Himar, viene inglobata nella Val Demone.
In epoca normanna-sveva passa di Regio demanio ed il centro abitato si accresce attorno al nucleo del Castello. Il potere religioso si localizza nel territorio in numerose chiese e conventi.
Dalla fine del XII secolo sino a parte del XV, durante le dominazioni angioina-aragonese, la storia del centro si intreccia con quella dei casati che vi si alternano: dagli Abate ai Filangeri, dai Ventimiglia ai Santacolomba; con privilegio del 20 luglio 1453 Arnaldo Santacolomba, signore di Isnello, ottiene da Alfonso il Magnanimo il “mero e misto imperio”. Le costruzioni riconducibili a tale periodo (S.Maria Maggiore, San Michele, Chiesa Madre) mostrano il passaggio dell’abitato dalla iniziale funzione prevalentemente militare ad una successiva fase caratterizzata da un accentuato sviluppo demografico ed urbanistico. La sede baronale è nel “Piano della sala”, oggi Piazza Mazzini, da dove, alla fine del ‘500, viene spostata al “piano della Porta” e aggregata alla preesistente  Chiesa del Rosario.
Alla fine del ‘700 “… i magistrati del Comune, avvalendosi della legge del 1788, consegnarono tosto al padrone di quel tempo il capitale, rispondente all’annuo reddito di lui e il paese in tal modo si liberò per sempre da ogni diritto di signoria e di vassallaggio pria ancora che la feudalità fosse stata abolita in Sicilia” (da Cristoforo Grisanti, Folklore di Isnello, 1909, Reber, Palermo).
L’Arte
Pregevoli opere sono contenute all’interno delle chiese. Nella chiesa Madre, quattrocentesca, si ammirano gli stucchi del Li Volsi del secolo XVII; il coro ligneo di G. Mangio e Marco da Cefalù, del 1601; il tabernacolo marmoreo –Ciborio- di scuola Gaginiana; l’organo del 1625; una magnifica statua lignea, quattrocentesca, del San Nicola; La cappella dell’addolorata affrescata da A.Ferraro, detto “il Giulianese”, del secolo XVI con il quadro della “Deposizione”, dello Zoppo di gangi.
Da visitare la chiesa di san Michele, edificata nel secolo XIV, con il soffitto in legno a cassettoni minuziosamente dipinto del secolo XVII, contenente un crocifisso ligneo attribuito a frate Umile da Petraia; il quadro dei “Quaranta Martiri” dello Zoppo di Gangi; l’organo ligneo del XVII secolo; l’affresco di san Leonardo. San Michele e san Giuseppe.
Nella chiesa di santa Maria Maggiore , della fine del ‘300, si trovano una statua marmorea della Vergine di scuola siciliana (1547); la croce lignea bifacciale pensile (crocifissione -resurrezione) del XVI secolo; un organo del 1754.
Nella chiesa dell’Annunziata, di origine medievale e ristrutturata agli inizi del 1700 è possibile ammirare una statua marmorea della Titolare e dell’arcangelo Gabriele di scuola Gaginiana; l’organo  del 1765; un quadro della natività dello Zoppo di Gangi. Un quadro su tavola del secolo XVI del fiammingo Simone de Wobreck, raffigurante la Madonna del Rosario e un superbo paramento liturgico ricamato in oro, seta e corallo, testimonianza di un artigianato locale raffinatissimo, si ammirano nella Chiesa del Rosario, già esistente ai primi del ‘500. All’ingresso del paese, lungo il Viale Impellitteri, la splendida opera in bronzo dello scultore isnellese Pietro Giambelluca, “la Madre Maronita” (1987), vuole essere un simbolo dell’identità culturale del paese e del circondario madonita, una riproposizione simbolica delle sue radici, un impegno di fedeltà alla sua tradizione, ma anche testimonianza di una volontà di crescita e di riscatto nonché unico monumento dedicato alla donna, in Italia.

Comune di Isnello